Comune di Mozzo

Il territorio e la storia

Mozzo:  Il Territorio

La prima testimonianza documentaria relativa all’esistenza di cariche istituzionali del comune populi di Mozzo risale al 1246. Come ente autonomo è riportato negli Statuti di Bergamo del XIV e XV secolo tra i Comuni appartenenti alla Facta di Porta S. Alessandro. Per fini fiscali negli stessi testi statutari è prescritta la formazione di un unico distretto assieme ai comuni di Scano (Valbrembo), Forzanica (Valbrembo), Briolo (Ponte S. Pietro), Ossanesga (Valbrembo), Gorzanica (Valbrembo), Sombreno (Paladina) e, a partire dalla redazione del 1391, Paladina.
Nelle descrizioni confinarie di fine Trecento contenute nel Codice Patetta di Mozzo non si fa menzione, neppure nelle coerenze dei comuni viciniori. Risale al 1456 il primo atto di definizione dei suoi confini territoriali con i comuni contermini di Scano (Valbrembo), Briolo (Ponte S. Pietro / Valbrembo), Ponte S. Pietro, Presezzo e Capersegno, Curno e la Vicinia cittadina di Santa Grata Intervites (confini di varie terre).
I riferimenti toponomastici utilizzati nello strumento per identificare i luoghi dove erano fissati i cippi, delineano una circoscrizione coincidente con quella attuale, delimitata a Nord dalla strada che collega Bergamo a Briolo, a Ovest dal Torrente Quisa e a Sud dalla strada che collega Bergamo a Ponte S. Pietro.
Una successiva calcazione, che conferma sostanzialmente la precedente, viene effettuata nel 1481.
Compare in tutte le fonti successive fino al Decreto di concentrazione dei Comuni del 1809 quando viene aggregato a Bergamo assieme ad altri 27 comuni. Nel 1816 viene ricostituito.
Il 14 settembre 1924 il Commissario Prefettizio di Ponte S. Pietro propose l’ampliamento del territorio comunale di sua competenza con un progetto coinvolgente oltre al comune in discorso anche Bonate Sopra, Brembate di Sopra, Locate Bergamasco (Ponte S. Pietro), Presezzo e Curno.  I sei comuni interessati si opposero al progetto e nella seduta del 7 marzo 1925 la Commissione reale provinciale decise di rimettere gli atti al Comune richiedente consigliando di “contenere l’istanza stessa entro termini più modesti, riducendo l’ampliamento territoriale non solo per l’estensione, ma per il numero dei comuni, dimostrandone la necessità, tentando l’unione con qualche comune, ed in ogni modo cercando prima di arrivare ad opportuni accordi”.
Nel 1927 forma con Curno il Comune denominato Curdomo (ricavato dalle iniziali di Curno, Dorotina (Mozzo) e Mozzo) che viene sciolto nel 1947 (D.L.C.P.S. n° 1093 del 20-08-47). Da questa data non si registrano altre variazioni di circoscrizione.

 

Mozzo: i Colli

I colli di Bergamo sono come un merletto verde attorno alla città antica. A chi arriva dalla pianura, prima della catena delle Prealpi che chiude tutto l’orizzonte a settentrione, si presenta una lieve sequenza ondulata, come una ruga al termine della pianura, con case e ville, punteggiata da pini e cipressi. L’inconfondibile profilo di Bergamo spicca sull’ultimo lembo a destra, dove si con­clude la conca dentro la quale si stende la città moderna.
La catena principale, che culmina col Monte Bastia (509 m.), termina all’estremità occidentale fuori dai confini del Comune di Bergamo col colle di Sombreno (337 m.), in posizione dominante rispetto alle vie d’accesso alla Valle Brembana e sul quale sorge un santuario. Sui due versanti si aprono vallette ricche di verde; dalla catena principale si protendono tre propaggini: una a nord si salda quasi con i primi pendii delle prealpi, altre due si prolungano a sud-ovest verso la pianura.
E’ quest’ultima propaggine, con le sue alture (fino a 357 m.) che si inserisce nel territorio del nostro comune dividendolo in due parti: l’una verso Ponte S. Pietro, l’altra verso la città nuova di Bergamo. Il paesaggio è molto vario. Un tempo coperti di boschi, i colli nei secoli scorsi vennero pazientemente coltivati, soprattutto sul versante meridionale, soleggiato, dove la presenza continua dell’uomo ha dato una inconfondibile caratteristica ai declivi.
Appena fuori Bergamo, sopra Borgo Canale, in un pendio riparato dove bastava un pò di sole per intiepidire l’aria d’inverno, c’era un uliveto; ed ulivi crescevano pure sul colle di Rosate (oggi occupato dal Liceo Sarpi). Un frantoio forniva olio sufficiente per la città.
Nella Valle di Astino i padri Vallombrosani avevano cominciato sin dal 1100 a dissodare i terreni, trasformando il luogo con sapienti lavori di irrigazione e terrazzando i declivi così da poterli coltivare a fondo.
Cascinali e chiesette rustiche si inserivano in un disegno minuto di vigneti e di orti, di pendii tagliati a gradoni, di cipressi, di viottoli e scalette, di muretti costruiti a secco e con archi. Non guastarono il paesaggio né le poche ville signorili di campagna, né le costruzioni del secolo scorso, quando gli abitanti della città cominciarono a scoprire queste colline.   Molte cascine sono state abbandonate dai contadini e trasformate in residenze. Le misure di salvaguardia hanno tuttavia impedito che venisse snaturato l’ambiente (1).
Nel giugno del 1802 al grande scrittore e poeta Stendhal, giunto a Bergamo con l’armata di Napoleone, i colli di Bergamo apparvero “di una bellezza indescrivibile” e dedicò due giornate a percorrerli a cavallo: “Amenissimi boschi - annotò nel suo diario - coprono le colline dietro la città, sono quasi tutti riservati alla caccia, con capanne per i cacciatori”.
Sui colli primeggiava la caccia col roccolo. Strumento oggi bandito e vituperato, fu per secoli caratteristico della terra bergamasca e dei suoi abitanti. Tra lo stupito e affascinato, il grande disegnatore Staimberg ha scritto: “La caccia col roccolo sta ai bergamaschi come la corrida sta agli spagnoli”. Ora considerata pratica crudele, ma un tempo l’unica che consentisse a montanari e contadini di aggiungere nel piatto, dove prevaleva la polenta, la saporita carne degli uccelli di passo: dai colli giungevano alla città quotidianamente lunghe sfilze di tordi. 
Già nel Quattrocento i documenti testimoniano la presenza di reti e altri congegni di caccia a S. Vigilio, mentre il Colle dei Roccoli ne conferma la secolare presenza lungo un crinale fittamente boschivo proprio in linea tra l’imboccatura della valle Brembana e la Pianura.
Sui nostri colli ne troviamo ancora alcuni, di cui uno mantenuto ancora in ottimo stato con il casello simile a torre di guardia, entro aeree impalcature verdi e sorbi che d’autunno si coprono di rosse bacche succulenti.
La tradizione vuole che Plinio il Giovane, nipote dell’altro Plinio (morto nell’eruzione del Vesuvio), avesse una villa sui colli. Nativo di Como, Bergamo doveva essergli familiare, e si volle identificare in una villa sul crinale tra il Pascolo dei Tedeschi e la valle d’Astino la dimora - chiamata ancor oggi Villa Plinia - dove trascorreva le vacanze.
Già nel Cinquecento i colli erano luoghi di villeggiatura. Ne troviamo traccia in quanto scrive nel 1516 il Rettore veneto Marcantonio Michiel: “una certa grazia conferiscono al luogo le ville che spiccano qua e là, anche quelle piccole e modeste per la ristrettezza del sito: tuttavia tanto richieste, sia per la vicinanza sia per la bellezza del luogo, che non si considera abbastanza fortunato colui al quale non sia toccato avere lì una piccola villa”.
La tendenza si accentuò tra il Seicento e il Settecento, ma rari furono gli edifici monumentali o che spiccassero nel paesaggio; la tendenza maggiore, che si riscontra soprattutto nel secolo scorso, è quella di ville di dimensioni raccolte affiancate da rustici, in una semplicità di elementi costruttivi, di impiego di materiali e colori felicemente fusi nel paesaggio vario di coltivazioni e alberi.   La scoperta dei colli da parte degli abitanti di Bergamo incominciò sul finire del secolo scorso. Non più solo per la villeggiatura nella vecchia casa di famiglia o per le cacce, i bergamaschi incominciarono a costruire nei luoghi più accessibili.
Ora resta, ma non con quella frequenza del passato, la consuetudine della passeggiata nei pomeriggi domenicali, della colazione sull’erba o in qualche slargo del bosco, con frotte di persone che percorrono viuzze, boschi, sentieri e scalette.

(1)  tratto da i Colli di Bergamo - Az. Autonoma di Turismo - 1978.

Mozzo: il Paese

 Il paese di Mozzo è adagiato a semicerchio sul piano, intorno alla propaggine collinare che si prolunga dai colli di Bergamo verso la pianura a sud-ovest, e la vallata del Brembo. Tre strade salgono la collina scendendo dal lato op­posto.
Dalle tre cime dei colli, colle Bagnada (o monte Gussa, mt 389), Colle dei Gobbi (mt 309) e Colle Lochis (mt 287), anticamente linea fortificata avanzata a difesa della città, è possibile ammirare una stupenda panoramica verso la Città antica murata e la parte moderna sul piano, verso la pianura e la valle del Brembo.
Parte del territorio è compreso nel perimetro del “Parco dei Colli” e in particolare, per quanto riguarda le opere architettoniche, sono soggette a vincoli precisi i seguenti fabbricati:
- * Crocette: La denominazione del nucleo posto a m. 246 s.l.m. de­riva dal fatto che si trova al termine dello sperone del colle Lo­chis, all'incrocio dell'arteria tra Bergamo e Ponte S. Pietro con il collegamento verso Curno. Nonostante gli in­terventi edilizi re­centi rimane emergente entro un parco la villa neoclassica detta "La Pi­nacoteca". 
- * Colle Lochis: sul crinale dello sperone a m. 287-309 s.l.m. che conclude a sud ovest il sistema collinare di Bergamo emergono nel paesaggio alcuni insediamenti di  civile abita­zione con rustici annessi; di origine antica sono stati sot­toposti a trasformazioni e restauri recenti.
- * Borghetto: è un insediamento lineare a m. 265 s.l.m. svilup­patosi lungo la strada ad anda­mento pedecollinare e separato rispetto ai due nuclei dello sperone del colle Lochis. Le case a corte, di interessante articolazione, sono poste a monte della strada.
- * Mozzo di Sopra: borgo lineare in piano a m. 254 s.l.m. con an­damento Est-Ovest; la stretta via interna appare sugge­stiva per il calibro e per le tessi­ture murarie; si notano le tracce (portale gotico) della scomparsa chiesa di S. Lorenzo; adia­cente sorge la settecentesca villa Albani con giardino.
Il territorio ha superficie complessiva di 357 ettari, in parte collinoso (zona centrale), in parte pianeggiante (zona ad est): la zona ad ovest ha pianori  degradanti verso il Torrente Quisa. L'altezza di riferimento è al centro del paese: 252 mt. S.l.m. Dista dalla città di Bergamo circa 6 chilometri
Il territorio del Comune di Mozzo confina con la città di Bergamo, con Curno, con Ponte S. Pietro e con Valbrembo.  E' suddiviso in più località: Mozzo paese (o di Sotto), Mozzo di Sopra, Pascoletto, Dorotina, Merena, Crocette, Borghetto.
Il confine verso Ponte S. Pietro è definito dall'alveo del Torrente Quisa che nasce alle falde del Canto Alto in comune di Sorisole e, dopo aver costeggiato le alture dei Colli di Bergamo, prosegue verso sud dove sfocia nel Brembo a valle dell'abitato di Ponte S. Pietro. Ha carattere torrentizio con pochissima acqua nei periodi normali, mentre aumenta vertiginosamente la portata nelle piene trascinando nella corsa piante, rami e tutta le cose abbandonate sulle sue rive.
Le numerose sorgenti esistenti sui fianchi dei colli sono ormai pressoché scomparse.